11 gennaio 2016

La vita è strana

Già. Perchè tu cresci e passi la tua intera esistenza a credere in alcuni principi assodati e garantiti, delle verità assolute che proclami a gran voce senza vergogna o paura e che secondo te sono e saranno per sempre indiscutibilmente indubbie. Invece poi succede che ti innamori proprio di uno di loro. UNO CHE USA IL BORSELLO. E non solo lo accetti e te ne fai una ragione, che già basterebbe a meritare un posto fra le sante del calendario. No. Tu vai oltre e gliene regali perfino uno per Natale.
Tratto da una storia vera.

04 agosto 2015

Un souvenir al giorno toglie l'amico di torno

Lila: Oh ciao cara è una vita che non ci si sente
Amica: Eh sì lo so, sono stata un po' presa...come va?
Lila: Mah io come al solito, piuttosto tu che sei stata in Cina...racconta
Amica: Ah no no ci dobbiamo vedere perché sennò faccio ricca la vodafone e poi ti ho preso anche una cosa...
Lila: ...
Amica: ...
Lila: Ah che bello, grazie! click -->

Tra i principali problemi che l'estate porta con sé uno in particolare non è mai stato trattato abbastanza approfonditamente dagli specialisti in materia, quindi prenderò il timone di questa ostica faccenda e me ne occuperò io.
Il problema estivo cui alludo non è il caldo afoso che fa attaccare le cosce scoperte alle sedie di plastica rigida, non sono i gloriosi stermini di zanzare che macchiando di sangue le pareti delle camere da letto le rendono simili a quelle di certe stanze d'albergo affittate da rock star suicide degli anni '90, non sto nemmeno parlando dei gatti in calore che urlano alle tre di notte simulando il pianto disperato di un esercito di neonati affamati e neppure dei karaoke notturni del bar sotto casa a cui prendono parte loschi e incalliti ed altrettanto stonati figuri che disturbano il vostro sonno e/o i vostri incontri romantici. 
No, sto parlando dei souvenir brutti.
E per souvenir brutti intendo tutte quelle simpatiche cazzabubbole che si regalano agli amici al ritorno da una vacanza i quali non sono altro che oggetti dalla dubbia utilità il cui unico riferimento al viaggio è semplicemente una scritta col nome della città visitata.
L'esempio più tipico è la maglietta: una maglietta con un disegno più o meno tipico del luogo di vacanza in cui siamo stati che reca su di se l'originalissima, fantasiosa e comunicativa scritta del nome della città.
Ora la domanda è: cosa dovrebbe farsene un nostro amico di una maglia con su scritto "Giardini Naxos"? 
E ancora: cosa se ne fa mio cugino che non è stato con me a a Barcellona di una maglia con su scritto "Barcellona"? O la mia estetista di una penna con su scritto "Roma città eterna"? O il mio migliore amico di un portachiavi con inciso "London"?
Non saprei.
Forse, però, il peggio del peggio è rappresentato dalle nefaste calamite.
Nel primo cassetto della scrivania ho una busta piena di calamite che mi sono state regalate, acquistate durante viaggi fantastici cui non ho preso parte: un dodo dalle Mauritius, una casetta bianca da Santorini, una tavola da surf da Miami, un sigaro da Cuba.
Quando le guardo non penso "Che bei posti!" e neppure "Che dolce aver pensato a me!", penso solo "Esticazzi!"
Mi chiedo cosa spinga a comprare  tali cimeli.
Euforia per la bella vacanza che si sta trascorrendo?
Circoli viziosi del tipo "lui l'ha fatto a me io lo faccio a lui"? 
Noia?
Riciclaggio di denaro sporco?
Voglia di contribuire all'economia locale?
Vendetta?
Personalmente compro pochi souvenir durante i viaggi che faccio e per la maggior parte sono oggetti con una qualche utilità, sia per il motivo di cui sopra sia per evitarne un altro, forse ancora più grave e disastroso, di cui anche dobbiamo parlare: lo stress d'acquisto.
Quante volte ho visto amici trascinarsi da un negozio all'altro e dannarsi nella disperata ricerca di un ricordo per qualche parente o amico rimasto a casa?
Imprecazioni, bagni di sudore, soldi e tempo mal spesi in questa affannosa attività. E tutto perché  fin dal loro primo viaggio alle terme di Fiuggi hanno acquistato, per scampare alla noia dilagante del momento, souvenir per tutti ed ora non possono più interrompere la tradizione.
Eh no, sarebbe un triste fallimento, un'amara sconfitta.
Quindi si lotta.
Tra una calamita ed una penna, tra una sfera di neve ed un portachiavi si lotta.
Sperando di essere il vincitore e non il vinto.
Quanto dramma in questa faccenda che nessuno, forse per paura, ha mai affrontato prima d'ora.
Un dramma che si ripete ogni anno e miete milioni se non miliardi di vittime.
Non si può più far finta di non vedere.


04 maggio 2015

Pregiudizi ne abbiamo?

Io non capisco.
Molte cose ad essere onesti, ma soprattutto quando qualcuno mi dice che non devo avere pregiudizi perché così rischio di perdermi le cose belle della vita.
Boh.
Non so voi, ma a me i pregiudizi la vita l'hanno sempre semplificata. Però vabbè lo accetto e se la società non è ancora pronta farò finta di pentirmi e dolermi con tutto il cuore del fatto di avere dei pregiudizi. 
Enormi. 
Categorici. 
Sordi e senza spiegazione. 
E così, per rendere la cosa ancora più simile ad una flagellazione pubblica,  mi appresterò con solerzia a stilare un elenco che comprende le persone verso le quali nutro diffidenza, giusto per vedere se siamo accomunati nei preconcetti, o peggio, se rientrate in qualche categoria.
Nella speranza che le nostre strade non si dividano, io scrivo:

-quelli che ascoltano musica di merda brutta (metro di paragone Gigi D'Alessio)
-quelli che saltano i pasti
-quelli che vanno da McDonald's ed ordinano l'insalata
-quelli a cui non piace leggere
-quelli che votano o hanno votato lega nord
-quelli troppo ambiziosi
-quelli troppo poco ambiziosi
-quelli iscritti o laureati in Scienze Politiche
-quelli che non fanno uscire la fidanzata con le amiche
-quelle che non fanno uscire il fidanzato con gli amici
-quelli che pubblicano foto seducenti sui social
-quelli che pubblicano link sulla vendetta, l'orgoglio e il rispetto sui social
-quelli che comprano i vestiti da Desigual
-quelli che guidano il panda
-quelli che amano i nani da giardino
-quelli che shazammano canzoni che conoscono anche i sassi.

Ovviamente, chevelodicoafà, potete creare anche voi delle "categorie di diffidenza" tutte vostre o illuminarmi se ne ho mancata qualcuna. Se invece volete provare a convincermi che sia sbagliato, ricordatevi che lo diceva pure quel gran smargiasso di Einstein che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.


16 aprile 2015

Taaaaaaac!

Se c'è una cosa che ancora mi infastidisce qui a Milano è che ci sono gli uomini che parlano milanese. 
Tipo "uè ciccio". Robe così.  
Ieri, ad esempio, ero fuori per un pranzo di lavoro e al ristorante un tizio alla uè ciccio uscendo ha salutato il proprietario con un "uè giorgio (che sostituisce un po' il uè ciccio) ti amo". 
A parte che cucinava la moglie di uè giorgio, ma non ho mica capito perché dire ti amo a uè giorgio e non alla moglie di uè giorgio. Eppoi, ti amo, a me mi pare un tantino eccessivo per quanto effettivamente il mangiare era buono ma allora, uè moglie di giorgio ti amo mi pareva comunque più opportuno. 
Son così gli uomini milanesi. Parlano così. Non ci si può fare niente.
Vabbè era solo per farvi sapere che sono viva e lotto con voi.


02 marzo 2015

Never say goodbye ciao

Qualche giorno fa, per l'ennesima volta, ho sentito una di quelle frasi che mi è stata riproposta così tante volte nella vita da suonarmi nella testa tipo uno dei dieci comandamenti: il saluto non si nega a nessuno. 
E mmmm beh, la mia risposta sempre è e sarà stocazzo.
Però non siamo qui per parlare di me e della mia spiccata propensione al rancore bensì per analizzare le strane dinamiche del saluto, ovvero quei meccanismi contorti ed inspiegabili che scattano nelle nostre menti quando incontriamo una persona e dobbiamo salutarla.
Cioè in teoria la cosa sarebbe anche semplice, perchè a meno di non essere degli psicopatici complessati, terroristi in incognito, timidi patologici, muti o di non star facendo qualcosa di molto losco tipo comprare droga, assumere droga, spacciare droga, nascondere il cadavere di qualcuno, adescare un minorenne, leggere l'ultimo libro di Barbara D'Urso, il saluto risulta essere qualcosa di spontaneo e molto facile da fare. 
Ed invece no.
Infatti, non so se avete notato, ma esistono persone che salutiamo solo in alcuni luoghi tipo feste, incontri di famiglia o riunioni di condominio però quando le vediamo chessò al supermercato facciamo finta di non conoscerle e così loro con noi. Perché? Non si sa.
Oppure ci sono quelli che ci salutano a giorni alterni, solo quando ne hanno voglia o a seconda dell’ispirazione del momento scegliendo se omaggiarci con un cenno oppure ignorarci come se nulla fosse concentrandosi sulla vetrina del negozio alla loro destra che disgraziatamente avrà la serranda chiusa ma poco importa.
Questo perchè le dinamiche sono ambigue e possono dipendere da vari fattori come il tempo, il luogo, la situazione e varie pippe mentali che ci mettono di fronte alla scomoda ed assillante domanda "lo saluto o non lo saluto?".
E allora vediamo di capire se e come è possibile uscire da questo tunnel affrontando i casi nonchè categorie di persone che a me mi fanno nascere dei dubbi che Shakespeare levati.

-L'EX
Nella mia specifica situazione mi sono premurata di mettere una tale distanza con almeno un paio di loro che è pressapoco impossibile accada di incontrarli e quindi salutarli, ma nel caso sono pronta a mettere a frutto la mia capacità di trapassare le persone con lo sguardo come se non esistessero.
Ho detto come se non esistessero? In realtà per me loro non esistono più per davvero e quindi perchè sembrare pazza e salutare l'aria?
Però capisco che non tutti hanno questa fortuna o la medesima faccia di tolla e quindi se alla vista dell'ex la vostra prima reazione non è quella di trascinarlo/a per i capelli lungo tutto il perimetro della stanza, allora un ciao di circostanza ci sta.

-GLI AMICI DELL'EX
Partendo dal presupposto che io non rimarrei mai amica dell'ex di una mia amica, tendo a pensare che sia la normalità e invece. Così, per tagliare la testa al toro e non fare la figura dei maleducati quando quelli vi saluteranno, diciamo che se in passato avete riso scherzato e trascorso delle serate piacevoli un mesto ed impersonale saluto di reciproca intesa andrà più che bene.
Ma se nel corso della frequentazione questi individui hanno cercato di sabotare la relazione, di copulare col vostro partner e/o vi hanno messo a disagio, salutate solo se siete in compagnia di Matt Boomer o Mila Kunis, altrimenti limitatevi ad augurargli la morte dei primogeniti. Apprezzeranno comunque.

-GLI AMICHETTI/COMPAGNI DI CLASSE DELL'INFANZIA
Essere bambini significa avere quella dose necessaria di pura ingenuità che ci fa essere tutti uguali senza distinzione. Da grandi, purtroppo o per fortuna, molti scompariranno e non per quella scusa banale che crescendo si cambia, ma probabilmente perché quasi tutti avranno passato la loro vita cercando di seminarvi credendosi diversi o perfino superiori.
Alla luce di ciò il saluto diventa evitabilissimo, ma nel caso foste sgamati si consiglia la scusa dell'alzheimer precoce.

-I VECCHI PROFESSORI
Essere professori non è una passeggiata perchè provate voi a memorizzare ogni anno 80 nuovi nomi e conseguenti raccomandazioni. In pratica si ricorderanno di voi solo se vi hanno sempre odiato e in questo caso, chevelodicoafà, il dubbio se salutare o meno non sorge neanche.
Se invece conservate un buon ricordo ma avete lasciato la scuola da più di 3 anni salutateli pure, evitando però di parlarci a meno che non vi stia andando tutto alla grande, giusto per non cadere in deprimenti conversazioni tipo:

- "Come va l'università?"
– "Ho finito!"
– "Che brava! In cosa ti sei laureata?"
– "In realtà l'ho mollata"
– "Ah, quindi lavori?"
– "No"
– "Ah"

-IL COMMERCIANTE
Il tabaccaio, il barista, il pizzaiolo o la commessa di Zara sono istituzioni della vostra vita. Che vi chiamino per nome vi mette di buon umore e, a conti fatti, vi vedono più spesso dell’80% dei vostri amici. Ma incrociare queste persone fuori dal loro ambito lavorativo può essere disorientante e infatti io stessa non mi capacito di come il mio panettiere c'abbia due gambe.
Cercate di salutare senza quell'espressione stupita di chi ha scoperto che anche i propri genitori fanno sesso.

-L’AMICO DI FACEBOOK
Se avete 1300 amici gran parte di questi saranno dei perfetti sconosciuti che vi hanno aggiunto per curiosità, per stalkarvi o per fare un uso improprio delle vostre foto. Quindi evitate di salutare se non c'è stata alcuna interazione e sì, un paio di like non sono sufficienti a fare di loro i vostri nuovi bff.
Se invece siete stati voi ad aggiungere un ragazzo/a per poi scoprire che il profilo in questione è interessante come un comodino, allora potete anche non salutare.

-LO SCONOSCIUTO CHE VI SALUTA PER NOME
"Ciao Pimpa Cinciallegra"
In questo caso ricambiate sempre il saluto con affetto e aggiungete un "scusami, non ti avevo riconosciuto!".
Ricordatevi però che subito dopo sarà necessario darsi alla fuga. Uno perché non avete la più pallida idea di chi sia, due perché potrebbe essere il killer della murgia di cui parlano i tiggì.

-IL VOLTO FAMILIARE
Il classico "Aspetta aspetta che io non so come, dove e quando ma sto tizio l'ho già visto".
Ma per quanto ne sapete questo misterioso individuo potrebbe somigliare al sedicente medico che sulle pagine patinate di fighe domani vi propone di perdere 40 kg con la dieta del limone tanto quanto il vostro nuovo vicino di casa.
Salutare sulla base di così poche e confuse informazioni è molto rischioso.
Quindi la soluzione è: fissare, fissare negli occhi. Fissare senza pietà. Se dovesse riconoscervi sarà lui a salutare.


Bon.
Per il momento queste sono le situazioni più rilevanti e/o assurde che mi sono venute in mente, ma se volete aggiungere del vostro vi invito fortemente a non essere timidi e a farmene partecipe, chè ricordate qui stiamo svolgendo un servizio utile a tutta l’umanità!